Un solo tavolo. Molto frequentato, ma in ombra. La concertazione alla spagnola funziona così. All' opposto di quella italiana, che spesso si gioca su più tavoli, possibilmente ben illuminati e nello stesso clima di collaborazione di un' udienza di divorzio per colpa. Il ministro dell' economia, Pedro Solbes, chiede ai sindacati e alle forze sociali «uno sforzo di immaginazione» e di dimenticare provvisoriamente le «formule tradizionali» per superare la «complessità del momento», aggravata dall' impatto con la crisi internazionale. E, in risposta, non riceve pomodori, né invettive, né ironie.
Ma la richiesta di privilegiare l' economia produttiva e aiutare le aziende non tanto ad assumere, quanto a conservare i posti esistenti. La disoccupazione, in Spagna, ha ormai raggiunto il 12%, quasi il doppio dell' Italia. Seppure colti dal terremoto finanziario dopo 14 anni di crescita ininterrotta, e conseguente ottimismo, gli spagnoli hanno ancora molto da insegnare, in materia di dialogo sociale: «La nostra esperienza è eccezionale - dice il ministro Solbes - e questo paese ha un plus in questo campo».
La serietà delle intenzioni è dimostrata anche dall' altra parte: quando, venerdì scorso, il ministro dell' Industria, Miguel Sebastian, ha convocato soltanto i vertici dei principali sindacati e delle associazioni imprenditoriali per dar maggior risalto alle riunioni che da due settimane si svolgono attorno al Tavolo del Dialogo Sociale, si è sentito rispondere picche. «Non ci interessa la politica delle fotografie» hanno risposto compatti sindacalisti e imprenditori, alludendo alle classiche foto-ricordo dei vertici. Il ministro è tornato subito al format delle riunioni riservate che caratterizzano anche gli incontri tra i sindacati e il presidente del governo, Zapatero.
dal Corriere della Sera del 18 novembre 2008