Un’integrazione economica limitata entro le costrizioni politiche ed istituzionali attuali. L’economista di Harvard ne ha discusso con gli studenti
C’è un modello di globalizzazione sostenibile ed è quello dove non si spinge eccessivamente sull’integrazione economica e se ne limitano le ambizioni entro le costrizioni politiche ed istituzionali attuali. È questa la tesi illustrata da Dani Rodrik, docente di Economia Politica Internazionale presso la John F. Kennedy School of Government di Harvard, durante il primo incontro del Forum degli Studenti, ciclo d’incontri organizzati con la collaborazione del Consiglio degli studenti della Bocconi all’interno di Economia & società aperta, il forum promosso da Bocconi e Corriere della Sera.
“Piuttosto che spingere continuamente l’integrazione economica bisogna prima rafforzare i fondamenti politici e sociali della società e così creare una globalizzazione più sostenibile,” ha spiegato Rodrik. “È meglio, infatti, avere delle ambizioni economiche in linea con ciò che l’attuale panorama globale politico ed istituzionale permette.”
In tal senso, ha spiegato Rodrik, il sistema di Bretton Woods è un buon esempio da seguire, avendo introdotto delle valvole di sicurezza per quando la pressione a livello mondiale si alzasse eccessivamente e con delle misure di protezionismo per i singoli stati, come l’anti-dumping, da introdurre quando necessarie.
“Spingere troppo la globalizzazione rischia di indebolire i singoli stati nel momento in cui non riescono a gestire i momenti di grande pressione e tensione economica,” ha detto Rodrik. “D’altronde, i mercati stanno tentando di diventare globali mentre la regolamentazione è ancora nazionale e non ci sono vere istituzione globali per supervisionare i mercati.”
Il fatto che si spinga sull’integrazione economica a livello globale mentre le nazioni non sono allineate a livello politico e sociale è un altro fattore che crea tensione, sostiene Rodrik. “Bisogna allineare i paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, prima di imporre l’abbattimento delle frontiere commerciali e una maggiore globalizzazione finanziaria. Le nazioni hanno bisogno di un proprio spazio per sperimentare le migliori politiche e soluzioni per allinearsi.”
A livello economico, per esempio, i paesi che hanno beneficiato maggiormente della globalizzazione, secondo Rodrik, sono quelli che hanno avuto la liberta di implementare delle politiche per rafforzare e diversificare le proprie economie. La Cina, per esempio, ha atteso di posizionarsi sulla scena commerciale mondiale prima di entrare nel WTO, ha spiegato Rodrik. A livello sociale, invece, i paesi dove la globalizzazione è più popolare sono quelli, come la Danimarca, dove il welfare e le reti di sicurezza sono sufficientemente forti per proteggere le persone dalle insicurezze create.
Tomaso Eridani
12/05/2008