Le imprese europee, il mercato unico dei capitali e la governance d’impresa

Mercoledì 12 marzo, ore 9,15
Sciences Po, Amphitéatre Jacques Chapsal, 27, rue Saint Guillaume

La libertà del movimento internazionale dei capitali è una condizione perché si realizzi pienamente il mercato unico, uno dei principi fondanti dell’Unione Europea. Negli ultimi decenni la libertà dei capitali è cresciuta. L’introduzione dell’euro l’ha resa più facile e, nel contempo, più importante.

Sono cresciute le attività “cross border” di alcuni intermediari finanziari che hanno oggi una natura europea e sono in grado di giocare la partita globale. Sono cresciuti gli scambi internazionali di titoli e si sono internazionalizzate le borse. L’integrazione finanziaria ha agevolato l’internazionalizzazione delle imprese europee di ogni tipo e ha reso il mercato unico una realtà più concreta, l’arma più importante dell’Europa nella competizione mondiale.

Il processo di integrazione del mercato dei capitali europeo non è però ancora completo. Rimangono ostacoli regolamentari, politici e culturali. Il loro superamento è una condizione per riorganizzare insieme il mercato, a livello comunitario, con riforme che ne accrescano l’apertura, la trasparenza e la stabilità. In Italia e in Francia, come in altri Paesi membri, ci sono resistenze e lentezze che rallentano la messa a disposizione delle imprese, dei risparmiatori e degli investitori, di un mercato finanziario veramente unico, aperto e moderno.

Le regole bancarie e finanziarie, e la vigilanza sul loro rispetto, sono ancora diseguali e decentrate presso gli Stati membri. Le autorità politiche e una parte delle opinioni pubbliche nazionali si schierano ancora spesso su posizioni di localismo e protezionismo finanziari, favorendo la formazione di “campioni nazionali” anziché di grandi imprese europee capaci di giocare la partita globale.

L’interesse dei produttori - capitalisti e lavoratori - a essere protetti dalla concorrenza internazionale e dai costi dei cambiamenti che l’internazionalizzazione inevitabilmente comporta, viene spesso privilegiato rispetto a quello dei consumatori. I consumatori ottengono qualità e prezzi migliori quando i beni e servizi sono prodotti da imprese internazionali in un mercato più integrato e aperto alla concorrenza europea e globale.

L’interesse dei gruppi privati e delle amministrazioni pubbliche che controllano la proprietà di imprese con modalità e governance opache e poco contendibili, prevale su quello della maggioranza degli investitori e degli azionisti, che vorrebbero un mercato del controllo societario aperto, trasparente, capace di disciplinare e stimolare l’efficienza della gestione delle imprese.

Se non si velocizza l’unificazione e la riorganizzazione a livello comunitario del mercato europeo dei capitali e del controllo societario, riformandolo, regolandolo e vigilandolo insieme, l’Europa perderà potere e ruolo finanziario a livello mondiale, reagendo in modo inadeguato alle sfide dell’innovazione e della globalizzazione. Occorre, ad esempio, un approccio uniforme e comunitario per gestire in modo efficiente la crisi finanziaria in corso che, partita dagli Usa nell’estate scorsa, è diventata globale e investe profondamente il sistema bancario e creditizio europeo.

Un altro esempio importante è la reazione agli investimenti dei “fondi sovrani” dei Paesi emergenti. Una reazione che, per essere efficace e benefica e per massimizzare i vantaggi e le opportunità del fenomeno evitandone i rischi economici e politici, dovrebbe essere disegnata su scala europea e far leva su un mercato del controllo societario omogeneo e unitario, dove prevalgano forme di governance più moderne, efficienti e trasparenti.

La contendibilità della proprietà delle imprese, la trasparenza della loro governance, l’apertura internazionale del mercato dei capitali, sono obiettivi comunitari cruciali per l’efficienza dell’economia europea. Rendere più flessibile, aperto, giovane e moderno il mercato del lavoro (si vedano i panel successivi), senza fare altrettanto con quello del capitale, significherebbe perseguire un processo di riforma e di apertura asimmetrico, distorto e insostenibile.

Lo scopo del panel è discutere diversi punti di vista su questi problemi, con particolare attenzione al confronto fra Italia e Francia in una prospettiva europea.

di Franco Bruni

Co organizzatori
SciencesPo. Mouvement Européen France
Con la partecipazione di
Flammarion

Les Echos

relatori
Emma BoninoMinistro per il Commercio internazionale e per le politiche europee
Elie CohenDirettore di ricerca presso il CNRS della Sciences Po
Laurent Cohen-TanugiChairman of French Governmental Task Force on "Europe in the Global Economy"
Pierre DefraigneDirettore dell’Institut français des relations internationales de Bruxelles
Sylvie GoulardPresidente del Movimento europeo per la Francia
Mario MontiPresidente Università Bocconi
Ernest Antoine SeillièrePresidente di Business Europe
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