Italia-Francia, un forum per dare voce allo sviluppo

Liberare le forze più vive, individuare le riforme più urgenti, ma soprattutto individuare una via latina che si distingua da quelle intraprese dai paesi anglosassoni e nordici.  Anche per questo Economia e società aperta fa tappa a Parigi

Aprire la società alle riforme. Restituire fiducia nel futuro, ritrovare il gusto del rischio. Non c’è nulla di più urgente per la Francia e per l’Italia che, negli ultimi anni, più ancora di altri paesi europei, sono in ritardo sullo sviluppo. Allo stesso tempo, niente è più difficile. Nei due paesi è evidente il bisogno di liberare le forze vive, di avere ragione di posizioni precostituite. In questi anni il potere politico, sia di destra che di sinistra, non è stato in grado di completare le riforme indispensabili. Quali sono, in effetti, tali riforme? Il liberalismo alla moda sotto i cieli anglosassoni, demonizzato in Francia? L’equilibrio sottile dei paesi nordici tra liberalizzazione e rassicurazione? Il temperamento latino ne rifugge.

É urgente trovare la nostra via. Le nostre performance internazionali continuano a peggiorare. I legami sociali si sfilacciano. Creando ingiustizie, l’aumento delle ineguaglianze alimenta angosce. Le classi medie temono un avvenire più difficile per i loro figli. La modernità ha un volto minaccioso. Ossessioni legate alla sicurezza, deliri antimondialisti e il rifiuto di rimettersi in gioco portano a nostalgie tipiche di società che stanno invecchiando. Il debole rinnovamento dei quadri dirigenziali porta le classi dirigenti a ripiegarsi su se stesse. Il tempo dei grandi intellettuali sembra ormai finito.

In questo contesto, l’idea di riunire a Milano, a maggio 2007, sotto l’egida del Corriere della Sera e dell’Università Bocconi, responsabili politici e sociali di ogni tendenza, dirigenti d’impresa, esperti, accademici riconosciuti e uomini di cultura sul tema “Economia e Società Aperta”, aveva il sapore di una sfida.

In quei primi giorni di maggio tutta l’Italia "che conta" era presente a Milano. La partecipazione di personalità europee e la scelta della giornata dell’Europa come fulcro della totalità degli incontri hanno allargato la visione d'insieme al di là di questioni ordinarie a livello nazionale. Ed è un bene. Poiché in Europa non esistono più sfide puramente nazionali: Ciò che accade in uno stato membro dell’Unione Europea, in una parte del mercato unico europeo, riguarda anche gli altri.

A Milano lo scorso maggio, è accaduto qualcosa. Anche il tempo ha partecipato attivamente: le giornate di maggio, eccezionalmente calde, avevano qualcosa di estivo, di intenso. Come la promessa di un nuovo orizzonte. Avendo partecipato a numerosi incontri in tutta Europa sull’economia o la società devo sinceramente ammettere di essere rimasta davvero impressionata da “Economia e Società Aperta”. É stato per la grande copertura quotidiana sul Corriere che permetteva di seguire le discussioni a distanza anche prima di atterrare a Malpensa? É stata la bellezza di Milano nel contrasto delle sue piazze inondate dal sole e della sua Galleria immersa dall’ombra? É stata l’eccezionale attenzione del nostro uditorio di fronte ad un gruppo di persone che ci si attendeva spiegasse la vittoria elettorale del Presidente Sarkozy, avvenuta pochi giorni prima?

Difficile a dirsi col senno di poi, ma quando, qualche mese dopo, il gruppo di “Economia e Società Aperta" ha lanciato l'idea di esportare il concetto in Francia, per un giorno, non ho esitato. Ho risposto di sì. Un sì che ho pronunciato con decisione, non senza considerare la grandezza della sfida da raccogliere. Certo, non si trattava di imitare, in Francia, un evento di tale risonanza. Dopo il « minitrattato », caro al nuovo presidente, siamo stati costretti a prevedere solo un « mini ESA », un seminario più snello, ma non semplificato, francesizzato ma non snaturato, europeo, sempre e per forza di ottimo livello.

I tre temi in programma sono alla base della problematica della riforma: mercato dei capitali, sviluppi demografici, mercato del lavoro.

Il primo rinvia ad un’attualità scottante che potremmo riassumere con lo slogan “ il trader e la cassiera”, ovvero come mantenere la coesione sociale quando il primo dilapida 5 miliardi in un giorno e la seconda guadagna, part-time, 700 euro al mese. E che fare, in Europa, di fronte all’arrivo di capitali guadagnati da imprese canaglia o fondi che rischiano di consumare fino all’osso le ricchezze economiche del nostro continente? La libertà, per chi e fino a dove?

Il secondo tocca lo sconvolgimento più importante che si sia verificato all’interno della nostra società nel corso degli ultimi 40 anni. Il controllo delle nascite, le rivendicazioni dell’uguaglianza uomo/donna, portate dalla costruzione europea, l'allungamento della durata della vita. Di questi fenomeni unici nella storia dell’umanità, i partiti politici non sembrano aver compreso la portata, almeno a giudicare dalla mancanza di immaginazione su questi argomenti. Cosa hanno da dirci la demografia e la sociologia per aiutarci ad inventare una società più ricca, in cui i giovani e le donne abbiano più spazio?

Il terzo riguarda le conquiste di oltre un secolo di lotta sindacale, vanificati dall'aumento della potenza dei paesi in via di sviluppo, dall'arrivo sul mercato mondiale di mano d’opera sovrabbondante e facile da sfruttare. Quale tipo di contratto di lavoro dobbiamo sviluppare per mantenere gli impieghi in Europa e garantire, al contempo, una vita decente ai lavoratori?

Francesi e italiani, i nostri problemi sono simili, ma le nostre risposte sono, a volte, differenti. Abbiamo certamente bisogno gli uni degli altri. In questa bella impresa comune, il Mouvement Européen è felice di aver potuto portare il proprio piccolo contributo, accanto a Sciences Po e Echos, per incoraggiare riflessioni transalpine, europee, il più feconde possibili, su un argomento di interesse comune.

A chi, a volte si interroga su quello che “l’Europa” ci porta, amo rispondere: l’umiltà di non riflettere da soli, la soddisfazione di imparare dagli altri e la gioia di agire insieme.

di Sylvie Goulard, presidente del Mouvement Européen -France

Co organizzatori
SciencesPo. Mouvement Européen France
Con la partecipazione di
Flammarion

Les Echos

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